Sogno, fantasia e creatività in Gestalt e la perdita di significato nella conversazione contemporanea

In Gestalt è essenziale distinguere tra sogno, fantasia e creatività, perché ciascuno di questi elementi attiva dinamiche differenti nel processo terapeutico.

Il sogno è un’esperienza spontanea e non filtrata che avviene durante il sonno. Non è prodotto volontariamente, non ha uno scopo evasivo, e nasce da uno spazio autentico del sé. Per questo motivo è considerato prezioso per accedere a contenuti inconsci, bisogni emergenti, conflitti interiori o parti non integrate.

La fantasia, invece, è un’attività mentale volontaria o semi-volontaria che spesso svolge una funzione difensiva.

Può servire per evitare il contatto pieno con la realtà, con l’altro o con il proprio sentire. In seduta, riconoscerla come forma di evitamento può aiutare il cliente a tornare al presente e a contattare ciò che accade davvero nel corpo e nell’esperienza viva.

La creatività, infine, è una funzione essenziale del sé. Si esprime quando siamo in contatto pieno con noi stessi e con l’ambiente. È la capacità di trovare risposte nuove, autentiche, nel qui e ora. A differenza della fantasia, la creatività è un movimento spontaneo e relazionale, che genera possibilità e trasformazione. Può emergere anche dal lavoro sui sogni, soprattutto quando questi vengono messi in scena, vissuti corporalmente o rielaborati in forme artistiche e simboliche.

Distinguere tra questi tre livelli permette di orientarsi meglio nel processo terapeutico: accogliere il sogno come messaggio autentico, riconoscere la fantasia come difesa potenziale, sostenere la creatività come risorsa per l’integrazione e la crescita.

Oggi, nell’era digitale, assistiamo a una vera e propria metamorfosi del “sogno”. Sui social media, il termine “sogno” viene spesso usato per descrivere obiettivi esterni, come il successo professionale, la bellezza ideale o la popolarità online. Questa trasformazione semantica ha generato una confluenza tra sogno, fantasia e desiderio, dove il sogno non è più un’esperienza da vivere e integrare, ma un prodotto da raggiungere e mostrare.

Piattaforme come Instagram, TikTok e Facebook alimentano continuamente narrazioni di successo, felicità e realizzazione personale: siamo immersi nell’economia dei sogni e della felicità. 

Questo crea un ambiente in cui le persone si confrontano con versioni idealizzate della realtà, inseguendo desideri e immagini che spesso sono lontani dal proprio vissuto autentico.

L’esposizione continua a queste narrazioni può influenzare negativamente il benessere psicologico, generando ansia, senso di inadeguatezza e disconnessione da sé. La promessa implicita è che, seguendo determinati modelli, si possa “realizzare il proprio sogno”. Ma spesso questo conduce a una frattura tra ciò che si è e ciò che si crede di dover diventare.

Per recuperare il valore profondo del sogno, può essere funzionale sviluppare una consapevolezza critica verso i messaggi veicolati dai media digitali. Significa riconoscere quando si è influenzati da immagini idealizzate e riportare l’attenzione all’esperienza interiore. La pratica della consapevolezza, l’esplorazione dei sogni in terapia e l’ascolto del corpo possono aiutare a distinguere tra desideri autentici e fantasie indotte.

Questo tema mi è particolarmente caro, e cerco di portarlo nel lavoro con le nuove generazioni. Ragazz* crescono in un ecosistema digitale costantemente esposto a una narrazione esterna della felicità e del successo, spesso fondata su metriche artificiali e irraggiungibili. In questo contesto, il confine tra ciò che si desidera davvero e ciò che si crede di dover desiderare si fa sottile. Il rischio di perdere contatto con sé stessi è molto alto.

La Gestalt, con il suo approccio esperienziale, corporeo e relazionale, offre strumenti potenti per accompagnare le nuove generazioni in un processo di differenziazione e integrazione. Aiuta a tornare al sentire autentico, a sviluppare consapevolezza dei propri bisogni reali, e a riscoprire la creatività come risposta alla complessità del mondo.

In un’epoca che spinge verso l’omologazione, la Gestalt è un invito radicale a tornare a sé, a diventare ciò che si è davvero, e a costruire un proprio percorso partendo dal centro di sé. Così, il sogno torna a essere messaggio esistenziale, guida verso integrazione e crescita, anziché obiettivo esterno da inseguire.

C’è bisogno di corpo nella nostra società digitalizzata, scollegata dalla vita vera. Distinguere tra sogno, fantasia e desiderio può favorire un contatto più autentico con sé stessi e con la propria realtà, aprendo un percorso reale di crescita. Tornare a sognare, non per fuggire dalla realtà, ma per incontrarla davvero. Con il corpo, il cuore e la verità del proprio sentire.