Il legame tra sogno, contatto e interruzione del contatto

Nel linguaggio della Gestalt, il concetto di contatto è centrale.

Contattare significa entrare in relazione con l’ambiente, con l’altro, con una parte di sé. È un processo dinamico e continuo. E ogni volta che sogniamo, il nostro modo di entrare – o evitare – il contatto si manifesta in modo vivido e simbolico. Il sogno diventa quindi uno specchio attraverso cui osservare non solo ciò che viviamo interiormente, ma anche come ci relazioniamo nel mondo. 

Come ci avviciniamo agli altri? Dove ci blocchiamo? In che modo interrompiamo lo scambio, anche con noi stessi?

Secondo la Gestalt, le modalità principali attraverso cui si interrompe il contatto sono cinque: introiezione, proiezione, retroflessione, evitamento e confluenza. Tutte queste dinamiche possono riflettersi nei sogni ed emergere con chiarezza nel lavoro esperienziale. Anche l’egotismo, ovvero quando il sé si ritira dal processo per osservarlo “da fuori” invece di viverlo pienamente, è una forma di interruzione. Nel sogno si manifesta quando il racconto è freddo, controllato, narrato da una distanza razionale, privo di coinvolgimento emotivo o corporeo.
In questi casi, il lavoro gestaltico invita a scendere dal pensiero al corpo, a passare dalla testa al sentire.


Ipotizzo qualche esempio:

• In un sogno in cui non riesco a parlare, o uso parole che non mi appartengono, può emergere un’introietto?

Sto forse parlando con la voce di qualcun altro? Sto recitando un copione non mio?

• Se una figura mi minaccia o mi aggredisce, potremmo trovarci davanti a una proiezione?

Sto proiettando all’esterno una parte di me che rifiuto o temo? Chi è davvero quella figura?

• Se sogno di trattenere un gesto, di non riuscire a esprimere qualcosa, potrebbe indicare una retroflessione?

L’energia che dovrebbe andare verso l’esterno viene bloccata e somatizzata.

• Quando le immagini del sogno sono vaghe, confuse, frammentate, potrebbe emergere un evitamento?

Uno spostamento dell’attenzione che mi impedisce il contatto pieno con l’esperienza.

• Se sogno in cui mi fondo completamente con l’altro, o perdo ogni distinzione tra me e l’ambiente, potrei essere in uno stato di confluenza? Scompaiono i miei confini, la mia volontà, il mio sentire.


Nel lavoro sul sogno queste interruzioni si possono osservare anche a livello corporeo. Il sogno, incarnato, mostra dove si ferma il respiro, dove si blocca il gesto, dove si chiude lo sguardo. 

La postura può raccontare molto: spalle contratte, mandibola serrata, piedi che esitano a fare un passo. 

A volte, il solo riconoscere un’interruzione porta già un cambiamento.

Un cliente, ad esempio, sogna di voler abbracciare qualcuno, ma le braccia restano immobili. Mentre lo racconta si accorge che il petto è contratto, le spalle sono rigide. Il sogno rivela una retroflessione affettiva? Quando il gesto viene finalmente lasciato fluire, le emozioni affiorano. Il contatto avviene. Si apre una possibilità nuova.